Rating legalità e White list

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Rating di Legalità delle Imprese

 

Tra le misure legislative dirette a promuovere il rispetto di principi etici nello svolgimento dell’attività economica, il “Decreto Cresci Italia” (art. 5-ter, D.L. n. 1/2012) ha accolto la proposta di Confindustria, presentata dal Delegato per la Legalità Antonello Montante, di prevedere un rating di legalità per premiare le imprese che operano nel rispetto di adeguati livelli di sicurezza e di concorrenza, opponendosi alle diverse forme di espressione della criminalità.


Confindustria, oltre a promuovere l’introduzione del rating di legalità, ha poi seguito l’iter di definizione dei provvedimenti attuativi, necessari per rendere pienamente operativo l’innovativo strumento, confrontandosi, a seguito di consultazione con il sistema associativo, con i Ministeri e gli altri soggetti interessati.


Nel merito, l’attuazione della misura premiale è affidata a un duplice intervento regolamentare:

 

  1. il primo rimesso all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM o Antitrust), chiamato d’intesa con i Ministeri della Giustizia e dell’Interno a definire criteri e modalità per calcolare e valutare il merito delle imprese in termini di legalità. Tale intervento è stato inizialmente realizzato con il regolamento AGCM del 14 novembre 2012, che ha introdotto un sistema di valutazione basato sull’assegnazione di un punteggio base alle imprese che soddisfano alcuni requisiti essenziali (es. assenza di condanne, di misure cautelari per gravi reati o di provvedimenti amministrativi sanzionatori) e su incrementi di punteggio al ricorrere di specifiche condizioni che valorizzano l’impegno a raggiungere livelli più elevati di trasparenza e sicurezza (sul punto, v. news 16-11-2012 e 14-1-2013 di Confindustria). Il regolamento AGCM è stato successivamente sostituito dal nuovo regolamento dell’Antitrust - adottato con delibera n. 24953 del 5 giugno 2014 e pubblicato nella G.U. n. 140 del 19 giugno 2014 – entrato in vigore il 4 luglio 2014 (v. nostra news del 7-7-2014). Il nuovo testo mantiene l’impostazione originaria e introduce puntuali modifiche che chiariscono alcune questioni interpretative emerse dalla prassi applicativa - recependo le principali osservazioni che Confindustria aveva formulato in occasione della consultazione pubblica avviata dalla stessa Antitrust a fine 2013 - e amplia la platea dei destinatari, chiarendo che il fatturato minimo richiesto per ottenere il rating si riferisce sia alla singola impresa che al gruppo di appartenenza. Conseguentemente, l’AGCM ha predisposto un nuovo Formulario (versione 2.0) per poter richiedere l'attribuzione del rating di legalità.
  2. il secondo attuato con Decreto dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e delle Finanze n. 57 del 20 febbraio 2014 - pubblicato in G.U. n. 81 del 7 aprile 2014 - che disciplina le modalità di considerazione del rating di legalità attribuito alle imprese dall’AGCM ai fini della concessione di finanziamenti pubblici e dell’accesso al credito.
    Sul piano della concessione dei finanziamenti pubblici, la principale innovazione del Decreto è la previsione che impone alle PA di introdurre almeno uno dei seguenti sistemi di premialità in favore delle imprese dotate del rating: i) preferenza in graduatoria; ii) attribuzione di punteggio aggiuntivo; iii) riserva di quota delle risorse finanziarie allocate.
    Per quanto riguarda invece l’accesso al credito bancario, il Decreto richiede alle banche, come principio generale, di tenere conto del rating di legalità dell’impresa ai fini di un riduzione dei tempi e dei costi dell’istruttoria per la concessione dei finanziamenti, attraverso la formalizzazione di specifiche procedure interne. Inoltre, come richiesto da Confindustria, il rating di legalità dovrà rientrare tra le variabili per la valutazione di accesso al credito dell’impresa da parte delle banche, che dovranno tenerne conto ai fini della definizione delle condizioni economiche di erogazione laddove lo ritengano rilevante nell’ambito del rapporto creditizio.
    Particolarmente significativa è, infine, la previsione che impone alle banche di trasmettere alla Banca d’Italia una relazione annuale dettagliata sui casi in cui il rating non abbia favorito in alcun modo le imprese in sede di accesso al credito e sulle relative motivazioni.
     

Confindustria promuove l’adozione del rating di legalità, dal momento che tale misura valorizza il comportamento delle imprese che denunciano i gravi reati idonei a limitarne l’attività economica e si pone in linea di continuità con le diverse iniziative a difesa della legalità e della concorrenza, sulle quali l’Associazione è da tempo attivamente impegnata, tra le quali il Protocollo di Legalità 10 maggio 2010, l'adozione di codici di autoregolamentazione e di modelli organizzativi ex d.lgs. n. 231/2001, le white list prefettizie.

 

 

Nel rinviare alla sezione del sito web dell'Antitrust dedicata al rating di legalità per ulteriori approfondimenti, si allega di seguito la principale documentazione normativa e informativa di interesse per le imprese:

 

 

WHITE LIST PREFETTIZIE   

 

Tra i recenti strumenti legislativi volti a garantire il rispetto delle regole e la libera concorrenza nello svolgimento delle attività economiche un ruolo importante rivestono gli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa - cd. white list - che ai sensi della Legge anticorruzione (Legge n. 190/2012, co. 52 - 57) devono essere istituiti presso ciascuna Prefettura e pubblicati on-line.


All'interno di tali elenchi sono ricomprese le imprese che operano nei settori di attività più esposti al rischio di inquinamento criminale, quali ad esempio trasporto di materiali a discarica per conto terzi, trasporto e smaltimento rifiuti per conto terzi, autotrasporti per conto terzi; fornitura e trasporto di terra, materiali inerti, calcestruzzo e bitume; noli a freddo di macchinari e noli a caldo; fornitura di ferro lavorato, guardiana di cantieri.


Con riferimento a tali attività imprenditoriali ad elevato rischio di infiltrazione mafiosa, la disciplina delle white list, come da ultimo modificata dal c.d. Decreto Pubblica Amministrazione (art. 29, decreto legge n. 90/2014, convertito dalla legge n. 114 dell’11 agosto 2014, su cui v. nostra circolare n. 16 del 02-09-2014), dispone che la PA e gli altri soggetti obbligati (tra cui, enti e aziende vigilati dallo Stato, società pubbliche, concessionari di opere pubbliche, contraenti generali, ecc.) acquisiscono obbligatoriamente la comunicazione e l’informazione antimafia liberatoria attraverso la consultazione anche telematica degli appositi elenchi tenuti presso le prefetture. E ciò, indipendentemente dalle soglie di valore stabilite dal Codice antimafia.


Viene inoltre chiarito che l’iscrizione in white list produce i medesimi effetti della comunicazione e/o informazione antimafia liberatoria ai fini della stipula, approvazione o autorizzazione di contratti o subcontratti che riguardano - anche - attività diverse da quelle per cui l’iscrizione è stata disposta.


Quest’ultima previsione, richiesta da Confindustria per risolvere alcune criticità operative rilevate nella prima fase di applicazione della normativa, rafforza le white list come strumento di prevenzione del pericolo di inquinamento mafioso nelle attività economiche, rendendo di fatto indispensabile l’iscrizione in tali elenchi per le imprese che operano nei c.d. “settori sensibili”, in relazione ai quali la conclusione di rapporti con la PA presuppone l’acquisizione della documentazione antimafia.

 

La permanenza nell’elenco è subordinata all’esito positivo delle verifiche periodiche della Prefettura, che in caso di risultanze negative dei controlli sull’impresa, ne dispone l’immediata cancellazione dall’elenco.

In tal senso, i controlli preventivi ai fini antimafia che il Prefetto effettua per iscrivere l’impresa nella white list rappresentano un’importante garanzia in termini di trasparenza e correttezza delle procedure di affidamento di contratti, tanto per le imprese che operano nella filiera degli appalti pubblici, quanto per quelle esecutrici di commesse private.


La definizione delle modalità per l’istituzione e l’aggiornamento di tali elenchi e per l’attività di verifica è affidata ad un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM 18 aprile 2013), in vigore dal 14 agosto 2013, che stabilisce che l’iscrizione nell’elenco dell’impresa interessata venga disposta dal Prefetto della provincia in cui l’impresa richiedente ha sede, dopo aver verificato l’assenza delle cause ostative al rilascio di titoli abilitativi, nonché del rischio di infiltrazione mafiosa mediante la consultazione della Banca dati nazionale della documentazione antimafia ((DPCM 30 ottobre 2014) di cui al Codice antimafia.

La piena operatività delle white list è quindi subordinata all’attivazione della citata Banca dati nazionale, ma, in attesa della sua entrata in vigore, è stabilito che le Prefetture possano utilizzare i collegamenti telematici e informatici già attivati con il sistema informativo delle Camere di Commercio e con il Centro di elaborazione dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (sul punto si veda la News del 25 luglio 2013).


Sul piano della semplificazione delle procedure in tema di qualificazione delle imprese e della convenienza della scelta di un percorso imprenditoriale incentrato su etica e legalità, è opportuno sottolineare che il meccanismo delle white list consente anche di semplificare l’attuazione del Protocollo di Legalità 10 maggio 2010 sottoscritto tra il Ministero dell'Interno e Confindustria, esonerando le imprese aderenti al Protocollo dal richiedere la documentazione antimafia ai fornitori già iscritti negli elenchi prefettizi. Inoltre, ai sensi dell’Atto Aggiuntivo del 22 gennaio 2014 siglato tra il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il Delegato di Confindustria per la Legalità, Antonello Montante, e dei protocolli di legalità territoriali successivamente sottoscritti da Confindustria Centro Sicilia a livello locale con le Prefetture di Caltanissetta, Enna ed Agrigento, le imprese associate che aderiscono al Protocollo, se operanti in uno dei “settori sensibili” previsti dalla norma, possono richiedere tramite Confindustria Centro Sicilia l’iscrizione nelle white list prefettizie.

 

Infine, è utile segnalare che le imprese iscritte in una white list prefettizia otterranno un incremento di punteggio in fase di attribuzione del rating di legalità da parte dell’Autorità Antitrust.